PRIMA RICERCA ITALIANA SUL DOLORE IN OSPEDALE

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PRIMA RICERCA ITALIANA SUL DOLORE IN OSPEDALE

Messaggio  enrico il Gio Mag 10, 2012 5:27 am

LA PRIMA RICERCA ITALIANA SUlla sofferenza IN OSPEDALE
«Dolore per quattro pazienti su dieci»
Analizzate 5.200 cartelle cliniche dei reparti di medicina interna. L’impiego di oppioidi forti cresciuto del 16% in pochi mesi
LA PRIMA RICERCA ITALIANA SUlla sofferenza IN OSPEDALE

«Dolore per quattro pazienti su dieci»

Analizzate 5.200 cartelle cliniche dei reparti di medicina interna. L’impiego di oppioidi forti cresciuto del 16% in pochi mesi


MILANO - Nell’esperienza medica il dolore rappresenta una tra le manifestazioni più importanti delle malattie ed è sicuramente quello che incide di più sulla qualità della vita. Secondo stime Istat, la forma di dolore più invalidante – quella cronica – colpisce circa il 25-30% della popolazione. Un valore che è sicuramente inferiore alla realtà. Estrapolando i dati americani, infatti, gli italiani “malati” di dolore cronico (al primo posto il mal di schiena) di varia natura, sommati ai pazienti oncologici, toccano almeno i 25 milioni.

OPPIOIDI - Aumentato anche del 16% in due anni l’impiego di oppioidi forti (veri farmaci anti-dolore), frutto della migliore formazione dei medici, seppur ancora lontani dal consumo di oppioidi degli altri Paesi che fanno parte dell’Ue e dal quale emerge con chiarezza la distanza tra noi e il resto d’Europa. È un problema da non sottovalutare. Gestire in maniera errata o non gestire affatto il dolore dei pazienti – sia nella sua forma non permanente, che ancor peggio, quando è cronico – crea infatti non solo conseguenze fisiche e psicologiche sul singolo, ma anche sociali gravi: il calcolo delle giornate lavorative perse, ad esempio, comporta un’importante ricaduta economica che pesa sull’intera collettività. In ospedale poi il dolore non dovrebbe proprio esserci. Eppure non è sempre così. Quasi quattro pazienti su dieci ricoverati provano dolore. Le cause? Molteplici.

INDAGINE - Il cancro è solo una delle fonti di sofferenza fisica. I malati soffrono soprattutto di dolore alle ossa, alle articolazioni e ai muscoli. Ma anche il dolore addominale fa la sua parte. Il risultato emerge dalla prima ricerca sul dolore negli ospedali, svolta sul campo dai medici internisti della Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti). Lo studio (DOmiNO, “DOlore in medicina interna NO”) ha analizzato 5.200 cartelle cliniche di pazienti ricoverati nei reparti di medicina interna di 26 ospedali dislocati sull’intero territorio nazionale. Coordinatore Giuseppe Civardi, dell'Ospedale di Fiorenzuola d'Arda. L’indagine è stata effettuata nel periodo tra gennaio 2011 e marzo 2012. «Il dolore – spiega Carlo Nozzoli, presidente Fadoi – è entrato con più precisione nel mirino dei medici internisti. Con questo studio abbiamo dimostrato che quasi quattro pazienti su dieci fra tutti i ricoverati nei reparti di medicina interna ha una sintomatologia clinicamente rilevante, tale da richiedere un intervento di tipo medico. Si tratta di un’informazione fino ad ora mai definita in maniera così accurata e sistematica, e che conferma la rilevanza del problema. Non solo abbiamo dimostrato che nei medici e negli infermieri il dolore sta diventando un parametro importante, assimilabile ai parametri vitali come la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, che vengono monitorati di routine durante la degenza». E qui c’è un obbligo fissato dalla legge del marzo 2010.

RICOVERI - Ma quali sono i numeri emersi dall’indagine? Intanto, le cause del ricovero. Dei 5.200 pazienti assistiti nei reparti di medicina interna, l’11.2% soffre di una sola patologia (582 ricoverati), il 20.4% è affetto da due patologie e il 24% da tre patologie (in totale 1.064 pazienti). E poco meno di due pazienti su cinque (il 19.5% per un totale di 1.256 persone) sono colpiti da ben quattro patologie. Infine, 688 ricoverati (il 13.2%) hanno fino a cinque patologie diagnosticate. L’ipertensione arteriosa è la causa più frequente di ricovero (31.1%) seguita dal cancro (30.3%). Artropatie acute o croniche, connettivopatie e fratture colpiscono il 25.5% dei ricoverati nelle medicine interne. Il 25% delle diagnosi sono relative a infezioni acute, seguite dal diabete (22.4%) e dalle bronco pneumopatie croniche ostruttive (18.7%). Scompenso cardiaco e cardiopatia ischemica rappresentano rispettivamente il 15.4 e il 14.5% delle malattie.

OSSA E MUSCOLI - Passando invece alla rilevazione del dolore si registra che nel 37.5% dei pazienti è stata rilevata in cartella clinica una sintomatologia dolorosa. E se il cancro provoca dolore nel 24% dei casi, la parte del leone la fa però il dolore alle ossa, alle articolazioni e ai muscoli (52.8%). Mentre due pazienti su dieci lamentano dolori all’addome (il 20.5%). L’8,6% dei pazienti soffre di dolori legati a disfunzioni del sistema nervoso centrale e periferico. Il 5% lamenta sofferenza cardiologica. Per quanto riguarda le terapie farmacologiche, sul totale di tutti i trattamenti specifici per il dolore somministrati nei reparti di medicina, il 61.1% sono oppioidi forti e deboli anche in associazione con paracetamolo, mentre il 27.2 % sono Fans o paracetamolo in monoterapia. Aumenta del 16% l’utilizzo di oppiacei forti e migliorano le performance nel Sud Italia.

MIGLIORAMENTI - Lo studio Fadoi non solo ha contribuito a scattare una fotografia del pianeta dolore, ma ha anche portato ad un deciso cambiamento nel comportamento assistenziale nei reparti di medicina interna che ospitano pazienti “complessi”, anziani e non. Infatti, a pochi mesi di distanza dalle “lezioni sul dolore”, condotte dalla squadra di medici “teacher” che hanno sensibilizzato colleghi e infermieri indicando la rotta da seguire per contrastarlo, gli scenari sono mutati e decisamente in meglio. È cresciuta in maniera evidente l’attitudine a misurare, e più volte nel corso del ricovero (dovrebbe essere fatto tutte le mattine), l’intensità del dolore: dal 47,8% al 77,4%. Inoltre una più dettagliata analisi dei risultati ha permesso di documentare come i miglioramenti più evidenti si siano manifestati nei centri localizzati nel Sud Italia, che presentavano una situazione iniziale di maggior sofferenza per quanto riguarda la gestione del problema. Il cambiamento comincia a dare frutti. Si registra una seppur lenta ma progressiva tendenza a un più diffuso utilizzo degli analgesici maggiori, in particolare dei farmaci oppioidi forti.
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