IL MAL DI SCHIENA ?MODIFICA LE PERCEZIONI SENSORIALI

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IL MAL DI SCHIENA ?MODIFICA LE PERCEZIONI SENSORIALI

Messaggio  enrico il Lun Lug 23, 2012 5:34 am



Il mal di schiena? Modifica le percezioni

Il dolore cronico unilaterale è associato a un'alterazione della rappresentazione integrata spazio-corpo


MILANO - È una patologia molto diffusa, che colpisce in qualsiasi età, con costi elevati per la società in termini di spesa sanitaria. Inoltre, quando il mal di schiena diventa ricorrente e cronico, ha un grosso impatto sulla produttività lavorativa, almeno nei Paesi occidentali, causando gran parte dei giorni di assenza dal lavoro. Secondo una ricerca condotta dall’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con il Neuroscience Research Australia e l’University of South Australia, anche il mal di schiena obbedisce alla legge della relatività. I risultati, pubblicati sulla rivista Neurology, rivelano che il dolore cronico distorce infatti la percezione spazio-temporale del punto in cui il dolore si concentra: in pratica, ciò che accade nella parte circostante all’area dolorante è processato più lentamente, come se il dolore modificasse le variabili spazio-tempo percepite dal cervello.

LO STUDIO - I ricercatori hanno condotto degli esperimenti su 26 pazienti affetti da mal di schiena cronico unilaterale. Hanno applicato dispositivi elettromeccanici in tre diversi punti del corpo (su una mano, sul punto dolente della schiena e su un’altra parte sana del corpo), producendo vibrazioni tattili. «Abbiamo inviato, contemporaneamente, due identici stimoli vibratori su due di queste aree e abbiamo riscontrato che il cervello processa più lentamente gli stimoli provenienti dall’area dolorante» spiega Alberto Gallace, psicobiologo dell’Università di Milano-Bicocca. I ricercatori hanno inoltre rilevato che se, per esempio, la mano viene posizionata vicino alla parte del corpo dolorante anche gli stimoli provenienti dall’arto vengono processati più lentamente. «Come se il cervello "negligesse" quella mano – commenta il ricercatore –. Ancora sono necessari altri test, ma è possibile che il dolore modifichi la rappresentazione del corpo e dello spazio che lo circonda per ridurne l’impatto sulle funzionalità dell’organismo. Concentrarsi sulla parte del corpo dolorante ci impedisce infatti di effettuare altre azioni e allo stesso tempo rende il dolore ancora più rilevante».

MAL DI SCHIENA - Il mal di schiena è un disagio muscolo-scheletrico che causa dolori alla colonna vertebrale. Circa il 30% degli episodi di mal di schiena acuto portano poi a un malessere cronico, che è spesso associato a disfunzioni corticali e interruzione della percezione tattile. Per esempio la corteccia somatosensoriale primaria, che si occupa di rappresentare gli stimoli che entrano in contatto diretto con il nostro corpo, va incontro a diverse modificazioni. Nella normalità quest’area è organizzata somatotopicamente, cioè diverse parti del corpo sono rappresentate in particolari punti della corteccia, mentre nei pazienti con disturbi cronici le aree che rappresentano i distretti corporei colpiti da dolore si spostano, assumendo una posizione diversa rispetto a quella normale. Contemporaneamente è alterata anche la capacità di processare gli stimoli tattili nelle aree colpite da dolore: si deteriora in particolare l’acuità tattile e sono così necessari stimoli più intensi per evocare una risposta di identificazione da parte del soggetto.

NEGLIGENZA SPAZIALE – In sostanza, in caso di dolore cronico gli stimoli tattili provenienti dal lato dolorante sono ponderati meno dal cervello. «Supponiamo che questo serva a limitare la percezione del dolore – sottolinea ulteriormente Gallace –. L’idea di fondo è che se uno stimolo non può essere correttamente localizzato, attraverso un’adeguata rappresentazione dello spazio intorno a noi, il cervello ha più difficoltà a elaborarlo». Si ipotizza, in particolare, che un disturbo muscoloscheletrico persistente porti a un’interruzione dell’elaborazione degli stimoli tattili simile a quella osservata in pazienti cerebrolesi affetti da negligenza spaziale. «È una sindrome determinata da lesioni cerebrali alle aree corticali, in genere dell’emisfero destro: i pazienti che ne sono affetti hanno difficoltà, o completa incapacità, nel riportare la presenza di stimoli tattili (ma anche visivi e uditivi) provenienti dal lato del corpo o dallo spazio controlaterale alla lesione» precisa il ricercatore. In altri termini, se il paziente ha una lesione destra non sarà in grado di riportare (o li riporterà molto più lentamente) gli stimoli presentati sul lato sinistro del corpo, pur in assenza di disturbi visivi. «La sindrome sembra essere dovuta a un deficit a livello dei sistemi neurali che governano l’attenzione spaziale o le rappresentazioni neurali dello spazio personale e/o extrapersonale. Nel caso del dolore cronico sembra che succeda qualcosa di simile, benché molto ridotto rispetto ai pazienti con negligenza spaziale e nonostante non sia presente alcuna evidenza di lesione corticale» spiega Gallace. In pratica, la persistenza del dolore potrebbe condizionare i sistemi che rappresentano lo spazio intorno a noi (non solo il nostro corpo) e che ci permettono di dirigere l’attenzione spaziale. Di conseguenza, gli stimoli sono automaticamente soggetti a una percezione distorta. Come se il dolore modulasse e spostasse la nostra attenzione verso parti del corpo sane. Ancora devono essere ben individuati i meccanismi neurali coinvolti, ma i ricercatori ritengono che l’interazione tra il sistema corticale (somatosensoriale) che si occupa per primo di processare informazione riguardante il corpo, come tatto, dolore e temperatura, e le aree superiori del cervello, come la giunzione temporo-parietale e la corteccia parietale posteriore, siano determinanti per elaborare gli stimoli in termini di coordinate spaziali.

TERAPIE DEL DOLORE – Se il dolore cronico altera la nostra capacità di rappresentare correttamente lo spazio all’interno dei circuiti neurali, si aprono nuove prospettive nello studio del modo in cui il cervello interagisce con il mondo esterno e, in particolare, nel modo in cui questa interazione può essere alterata dalla presenza di dolore cronico. Inoltre si possono studiare nuove strategie per lo sviluppo di terapie basate su aspetti spaziali. Per esempio, recentemente il gruppo di ricerca dell’Università Milano-Bicocca ha evidenziato, in collaborazione con l’University College London e l’University of South Australia, come il semplice gesto di incrociare le braccia riduca la percezione del dolore alle mani. «L’idea di base è che se si trova il modo di "confondere" il cervello riguardo alla provenienza spaziale del dolore è possibile ridurne l’impatto. Questo potrebbe avvenire con modificazioni posturali, ma anche tramite l’interferenza diretta con l’attività delle aree corticali che si occupano di processare la posizione degli stimoli nello spazio circostante» conclude lo psicobiologo.

Simona Regina
18 luglio 2012 | 8:43
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