Artrite e glutine

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Artrite e glutine

Messaggio  Ladylu il Ven Set 26, 2014 1:19 pm

Artrite reumatoide o artrite celiaca
Sin dagli anni trenta è nota l'associazione tra patologia gastrointestinale e manifestazioni articolari. Benché relativamente rara, l'artrite è stata ormai pienamente riconosciuta come manifestazione clinica extra-intestinale della malattia celiaca. Frequentemente essa rappresenta la prima ed unica manifestazione della malattia celiaca, spesso precedendo di numerosi anni ulteriori manifestazioni della malattia.
L'artrite è stata osservata come unico sintomo di malattia celiaca, risoltasi con l'adozione della dieta senza glutine.

In uno studio su 200 pazienti consecutivi Lubrano et al hanno rilevato artrite nel 26% dei soggetti affetti, con prevalenza variabile dal 41% in pazienti a dieta normale rispetto al 21.6% dei pazienti a dieta priva di glutine. Per inverso è stata documentata l'associazione tra artrite cronica giovanile e malattia celiaca.

Analizzando una popolazione pediatrica affetta da artrite cronica giovanile Lepore et al hanno riscontrato un incremento della prevalenza di malattia celiaca, con una prevalenza stimata dello 0.4 - 2%.

Il coinvolgimento articolare si manifesta come una artrite acuta non erosiva non deformante, che coinvolge sia le articolazioni assiali, che le periferiche, con negatività per il fattore reumatoide. Le articolazioni coinvolte più frequentemente sono le intervertebrali del rachide lombare, le articolazioni sacroiliache, le coxo- femorali e l'articolazione del ginocchio.

Circa la patogenesi rimangono ancora molti dubbi. E' stata più volte sottolineata la prevalenza dell'aplotipo HLA B8\DR3. Malgrado quanto ipotizzato precedentemente, non sono stati rilevati immunocomplessi circolanti in corso di artrite celiaca. In genere non si evidenziano alterazioni radiologiche specifiche.

Alcuni autori hanno segnalato che la valutazione precoce con scintigrafia al Tc99MDP sembrerebbe evidenziare che la sacroileite sarebbe più frequente di quanto rilevato con l'esame clinico e strumentale convenzionale, talora completamente asintomatica.

L'artrite si risolve prontamente con la dieta priva di glutine laddove la terapia sintomatica risulta normalmente inefficace.

Artrite Reumatoide
L'associazione tra artrite reumatoide e malattia celiaca è ben documentata. Caratteristicamente può manifestarsi in assenza di sintomi gatroenterici evidenti. Alcuni studi hanno dimostrato un incremento della permeabilità intestinale in pazienti con artrite reumatoide non affetti da celiachia.

Come per altre patologie che coinvolgono la mucosa del tenue, nella malattia celiaca è stata dimostrata un'abnorme permeabilità della mucosa intestinale, che si riscontra anche nei parenti di primo grado non affetti da malattia celiaca. Lo strato superficiale del tratto digestivo rappresenta la più ampia interfaccia tra l'organismo e l'ambiente. Le cellule di rivestimento dell'epitelio intestinale sono implicate nei vari meccanismi di immunità sia umorale, che cellulomediata. L'aumento della permeabilità intestinale pertanto permetterebbe l'assorbimento di macromolecole in conseguenza dell'incremento di porosità delle tight junction, determinando un maggior assorbimento di antigeni alimentari e tossine, determinando una maggiore suscettibilità alle allergie alimentari ed alle patologie autoimmuni. Anticorpi generati contro antigeni intestinali cross reagendo con tessuti immunologicamente simili possono determinare l'insorgenza di patologie autoimmuni.

Elevati titoli di fattore reumatoide (FR) (Ig A ed Ig M) sono stati rilevati nei pazienti affetti da malattia celiaca sia prima che dopo la manifestazioni sintomi di artrite.

La presenza di IgA - FR nel fluido digiunale e la sua non determinabilità in caso di deficit di IgA suggeriscono la sede di produzione dell'RF.

Alcuni autori inoltre hanno ipotizzato il ruolo concausale di antigeni del Proteus in pazienti celiaci affetti da artrite reumatoide.

E' stata talora descritta l'associazione tra malattia celiaca e sindrome di Sjogren con manifestazioni flogistiche a carico delle articolazioni. L'esiguità della casistica non permette tuttavia di trarre conclusioni circa il nesso di causalità intercorrente tra le due patologie.

Miositi
E' noto che la malattia celiaca viene associata a miosite e neuromiopatie a generi autoimmune, benché manchino dati precisi circa la prevalenza e l'etiopatogenesi. Tuttavia sin dagli anni 70 sono stati segnalati casi di neuromiopatia a carattere infiammatorio ad andamento cronico nei pazienti affetti da malattia celiaca, non sensibile al trattamento steroideo.

Conclusioni
La forte associazione tra malattia celiaca e manifestazioni osteoarticolari impone un'efficace azione di screening ed un attenta sorveglianza nei confronti della prima. In particolare la precocità dei sintomi osteoarticolari, spesso insorti in pazienti di relativa giovane età ed in assenza di sintomi di gastrointestinali debbono indurre l'osservatore a sospettare la malattia celiaca dal momento che la terapia e soprattutto l'auspicabile prevenzione di queste complicanze si attua principalmente con l'adozione della dieta priva di glutine.

Elisabetta Baldo
Divisione di Medicina Interna Ospedale Cristo Re, Roma






Una dieta proteica senza glutine e con riduzione degli amidi dei cereali e dei latticini migliora i sintomi dell'artrite reumatoide

Le conclusioni sono state molto interessanti: nel gruppo che ha seguito una dieta onnivora il miglioramento dei sintomi è stato inesistente, il gruppo ha offerto una risposta migliore addirittura del 40%. Al di là del dato, ciò che più è rilevante è che nel sangue è stata registrata una caduta dei livelli di anticorpi contro la gliadina e la beta-lattoglobulina, proteine presenti rispettivamente nel glutine e nel latte; si è pertanto capito che il miglioramento clinico è stato frutto di una riduzione dell'attività immunitaria verso il cibo eliminato con la dieta: latte, frumento e formaggi.



LA VERA ARMA PER CONTRASTARE
L 'ARTRITE REUMATOIDE E' LA ELIMINAZIONE DELLA CAUSA NON SOLO LA DIAGNOSI PRECOCE COME VOGLIONO FARCI CREDERE GLI ESPERTI; FORSE CHE A LORO INTERESSA SOMMINISTRARE LA TERAPIA E NON L'ELIMINAZIONE DELLA VERA CAUSA!!!! FORSE CHE I MEDICI NON SANNO POICHE' I CONGRESSI E LA RICERCA E' FATTA DALLE DITTE FARMACEUTICHE E NON CONVIENE RICERCARE LA CAUSA?

Artrite reumatoide. La diagnosi precoce è la vera arma per contrastare la patologia
In occasione del 50° Congresso nazionale della società di reumatologia, la Sir ribadisce l’importanza della diagnosi tempestiva come prima arma per contrastare la progressione della malattia, un’infiammazione cronica che colpisce le articolazioni di 300.000 persone, prevalentemente donne in pre-menopausa.

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21 NOV - Una diagnosi tempestiva è fondamentale per contrastare la progressione dell’Artrite reumatoide un’infiammazione cronica che colpisce le articolazioni di 300.000 persone in Italia, prevalentemente nelle donne in pre-menopausa. La patologia se non viene adeguatamente trattata ha esiti altamente invalidanti, che portano ad un conseguente grave decadimento della qualità di vita del paziente.

A ribadire questi concetti è la Società Italiana di Reumatologia (Sir) in occasione del 50° Congresso Nazionale della Società di Reumatologia, che si terrà a Napoli dal 27 al 30 Novembre.

La patologia, infatti, ha un esordio variabile, graduale o acuto, e si manifesta inizialmente con l’insorgenza di dolore e tumefazione a livello articolare, per due o tre giorni, per poi apparentemente scomparire. Nei mesi successivi, si osserva un graduale aumento dell’insorgenza dei sintomi nel tempo e alla graduale comparsa di danni irreversibili che, acutizzandosi, comportano una limitazione alla mobilità che può anche sfociare in gravi invalidità per la persona colpita.

“L’importanza di riconoscere la malattia ai suoi esordi - spiega il Professor Marco Matucci Cerinic, Presidente della Società Italiana di Reumatologia, Ordinario di Reumatologia e Direttore della Struttura Complessa di Reumatologia dell’Aou Careggi di Firenze – è direttamente correlata alla possibilità di intervenire tempestivamente e, quindi, di evitare un aggravamento dei sintomi. Solo sfruttando la cosiddetta finestra di opportunità, cioè l’intervallo iniziale di tempo in cui l’applicazione di appropriate strategie terapeutiche può interferire positivamente con i meccanismi alla base della patologia, si può tentare di migliorare significativamente la prognosi nel breve, medio e lungo termine.

Essendo ancora oggi l’Artrite Reumatoide una malattia non guaribile, l’obiettivo del medico specialista è di ottenere una remissione dei sintomiattraverso una terapia farmacologica appropriata, cosa possibile sfruttando la “finestra di opportunità”. Recenti studi hanno infatti dimostrato che un trattamento di fondo, basato sulla somministrazione di farmaci ad azione sistemica (farmaci antireumatici modificanti la malattia Dmards) non biologici, quindi meno costosi e meno impattanti sul Sistema Sanitario Nazionale, può portare ad un regresso della sintomatologia. Trattare le artriti iniziali con l’utilizzo di Dmard, quali il metotrexato o il lefluonomide, infatti, in 3-6 mesi di trattamento da buoni risultati in termini di remissione clinica e bassa attività della malattia.

La ricerca scientifica attuale, inoltre, ha portato alla luce un legame tra la carenza di vitamina D e l’aumento del rischio di insorgenza di alcune malattie autoimmuni, in particolare l’Artrite Reumatoide. Laddove è ritenuto opportuno, si può quindi intervenire con una supplementazione di vitamina D, affiancata alla terapia farmacologica, per ridurre il rischio o la severità della patologia.

Un importante ruolo nel processo diagnostico viene svolto dall’utilizzo degli ultrasuoni, strumento fondamentale nella moderna diagnostica per immagini. La sensibilità di queste onde permette infatti di visualizzare con grande accuratezza l’infiammazione e la conseguente erosione articolare in ogni fase, sia al suo esordio che nel decorso, sia nella progressione che nella remissione. Grazie a questa tecnologia, unita alla diagnosi clinica da parte del reumatologo, è possibile instaurare le terapie più idonee adatte al singolo paziente.

“La diagnosi precoce - conclude il Professor Matucci Cerinic - risulta quindi essere la prima arma per combattere il decorso di malattie estremamente invalidanti e deve essere sostenuta dalla ricerca e dall’innovazione, a loro volta indirizzate verso il fine ultimo: il paziente”.



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