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Messaggio  Elvira il Lun Feb 08, 2010 3:12 pm

Se tu mi vedessi ora
di Ahern Cecelia

Descrizione:
Elizabeth è un impeccabile architetto di successo che indossa solo tailleur scuri e porta sempre i capelli raccolti. Tuttavia, se pensa alla propria vita, non può certo dirsi appagata: fin da quando era all'università, ha dovuto dedicare ogni minuto libero alla sorella, sbandata e incapace di badare a se stessa, e da qualche tempo deve anche prendersi cura del nipotino Luke. In un giorno d'estate, però, una luce squarcia all'improvviso il grigiore della sua esistenza: incontra Ivan, un uomo uscito da chissà dove che sembra conoscere tutto di lei, che la fa star bene e soprattutto la fa ridere. Elizabeth pare sbocciare di colpo: si scioglie i capelli, si veste in maniera differente... Tutti notano il suo cambiamento, e notano anche che spesso parla da sola. Ma che importa, dal momento che sembra finalmente felice! E felice lo è davvero, Elizabeth, quanto non lo è mai stata prima. C'è però qualcosa che ancora non sa, che Ivan non ha il coraggio di raccontarle perché le spezzerebbe il cuore come ha già spezzato il suo...

tra i libri più belli che abbia mai letto...


Crudele Dolcissimo Amore
di Chiara M.


La storia di Chiara, giovane e carina, è attraversata improvvisamente dalla sofferenza, da una strana e incurabile malattia che progressivamente riduce le funzioni vitali e i movimenti. Chiara comincia a scrivere e raccontare i suoi sentimenti, poesie bellissime, pagine di diario, lettere, tanti personaggi, la natura, gli ospedali, i medici. Chi oggi l'ha incontrata ha percepito una emozione e un cambiamento che ha del prodigioso, quasi emanazione di una gioia che non dovrebbe esserci e invece, potente, c'é.

Chiara è una donna trentina...mia 'amica'...affetta da una malattia autoimmune...vi consiglio di leggere il suo libro...sembrerà di ritrovarvi nelle sue righe...
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la solitudine dei numeri primi

Messaggio  Elvira il Mer Feb 17, 2010 10:35 pm

Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano "primi gemelli": due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Un romanzo d'esordio che alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene rarefatte e di trattenuta emozione, di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.
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un urlo rosso sangue - marilee strong

Messaggio  novella il Mar Feb 23, 2010 10:40 am

Un Urlo Rosso Sangue
di Marilee Strong

Edizioni Frassinelli, 1999.

Cutters: coloro che si tagliano, è il significato nella nostra lingua. Coloro che esprimono un dolore immenso non attraverso le parole o giorni di digiuno o svuotando ripiani di un frigorifero, ma martoriando la propria carne. Lanciando un muto urlo rosso sangue.
Muovendosi tra psicopatologia e studio dei costumi, tra l'iniziale disinteresse della medicina ufficiale e il naturale riserbo di alcuni, Marilee Strong firma un libro scomodo e rilevatore di un fenomeno fine anni '90.

Prima opera pubblicata in Italia su questo argomento, Un urlo rosso sangue non vuole sconvolgere, terrorizzare o seminare panico. Vuole spingere a pensare. A far capire che cosa può succedere nella psiche quando neppure le lacrime bastano più.
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isabella santacroce - destroy

Messaggio  novella il Gio Feb 25, 2010 6:28 am

Isabella Santacroce, Destroy
Feltrinelli, 2001
Universale Economica Feltrinelli, 110 p.
Euro 5,68

Destroy, volente o nolente, è un libro profondamente femminile. «Coccolami come farebbe una madre dal grande seno rassicurante», Misty è femmina, un’adulta con richieste da bambina. Un desiderio di protezione che nasconde dietro festini, orge, e dietro ai nomi più incredibili di droghe o di gruppi rock dagli effetti anestetizzanti o eccitanti.

Smalto sulle unghie, maquillage sfatto che scivola sul viso, sottovesti, amori saffici, Misty è sola. Vorrebbe che tutti la amassero, la guardassero, la toccassero, l’ascoltassero. Ma vorrebbe anche che Courtney Love fosse sua amica. Non c’è differenza tra realtà e fantasia, Misty costruisce tutto in base a una logica che decodifica i suoi desideri, puri e sporchi, «acqua santa che sa di mani sporche».

Sono le 27:30, un tempo immaginario; ha incontri nudi, scarni; si svaga «nicotinicamente», con un sottile senso di autodistruzione; spera che da un «cilindro nero» esca un incantesimo o una magia in grado di trasformarle la realtà e di svelargliene i segreti.

Fuggita da Riccione per approdare a Londra, Misty consuma sesso a suon di P.J.Harvey e Red Hot Chili Peppers; avvolta nel domopak, sotto l’effetto dell’alcool, si lascia accarezzare dalla musica, perde i sensi, li riacquista.

I suoi incontri vivono il tempo dell’adesso, tempo di fuga e di zapping, la accompagnano per un pezzo di strada, forse la ameranno per qualche giorno, forse per tutta la vita. Anelano tutti a una felicità senza oggetto, pervasi da uno spleen, da un’accidia iperconsumistica, «malsano virus di fine secolo».

Misty mistifica il possibile, guarda la realtà dalla finestra, come limite al mondo, una siepe urbana che le impedisce di vedere tutto ma che le permette di vedere meglio, con l’immaginazione e la fantasia.

Pervasa da un desiderio di normalità, immagina vite familiari osservando appartamenti dalle finestre illuminate. Cerca la lingua del corpo per impedirsi di pensare troppo e per non permettere che «mostri alati» invadano la sua debole psiche protetta solo da «sottilissimi strati di carta velina».

Eternamente inquieta non possiede che se stessa, cerca un «odore di famiglia, di coperte rimboccate», vive il presente come mancanza e come urgenza. Sradicata, ha paura che possedere qualcosa significhi esserne posseduti.

«Un'immoralità di uno strano lirismo», un sottotesto colto. Uno stile feroce ed accorato quello della Santacroce, che ha il ritmo del respiro e dell’affanno, dei pensieri in libertà e delle libere associazioni. «Il nonsenso ha i suoi lati interessanti» ci dice infatti la scrittrice per salutarci poi così: «Dedico a tutti voi i nostri passi».

E immaginandola scomparire svanendo piano piano, indossando «latex rosa lucido» come uscita da uno dei manga in cui l’abbiamo conosciuta, terremo questa Misty, questa «bimba infreddolita» in tasca, consapevoli che forse un po’ ci mancherà.

Si dileguerà nell’oscurità al suono di queste note: «The world is a vampire, sent to drain secret destroyers». Chissà se imparerà a dire «ti amo senza sbagliare». «Sola e nuda contro il mondo», chissà se partirà per fermarsi e non solo per andarsene.

Certo è che cercava l’amore e continuerà a trovarlo tra «sangue e lacrime».
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Re: libri da consigliare

Messaggio  anna56 il Dom Feb 28, 2010 9:35 pm

Il piccolo principe...

Il Libro si apre sul ricordo dell’autore di quando a sei anni decise di abbandonare una delle sue più grandi passioni, il disegno. Da quel momento, ci spiega, s’interessò d’aerei. Dopo questa breve prefazione, Exupèry inizia a raccontare il suo incontro, durante una disavventura con l’aereo nel deserto africano, con il Piccolo Principe. Da una frase inaspettata, quanto semplice “ Mi disegni, per favore, una pecora? “ ebbe inizio il loro rapporto.

Il principe raccontò la sua storia spiegando da dove proveniva all’autore e intanto gli poneva curiose domande sulla vita sulla terra. Ad esempio “E’ vero che le pecore mangiano gli arbusti” oppure “ A cosa servono le spine sui fiori”. Domande legittime per lui, che era padrone di un piccolo pianeta nella galassia, dove possedeva una rosa per lui rara, tre vulcani e doveva difendersi dalla crescita di arbusti giganteschi, i baobab. Nei suoi viaggi che compì per cercare un occupazione e per istruirsi, entrò in contatto con diversi personaggi, e ognuno si distingueva per una particolarità. Per primo incontrò un re che abituato a comandare (anche se sul suo pianeta era solo)

lo accolse con “ecco un suddito”. Il principe, però, arrabbiato per questa sua arroganza e prepotenza, decise di abbandonarlo. Il secondo pianeta era abitato da un vanitoso che appena lo vide si affrettò a dire:- “Ah ecco la visita di un ammiratore”. Ma poiché quest’ultimo non sentiva altro che lodi se ne andò anche da qui. Seguì il pianeta dell’ubriacone, personaggio confuso che affermava di bere per dimenticare la vergogna di bere. Il Piccolo se ne partì subito perplesso.

Seguirono altri strani pianeti abitati nell’ordine da un uomo d’affari, da un uomo che accendeva il suo lampione e dal vecchio geografo.

Nel suo viaggiare fece anche la conoscenza di una volpe, che addomesticò per poterla riconoscere ricordare e far sì che diventasse la sua unica e rara volpe.

Quando era ormai passata una settimana il Principe dovette ritornare sul suo piccolo pianeta per prendersi cura dei suoi vulcani, ma soprattutto della sua rosa. Perché ciò avvenisse si fece mordere da un serpente sotto gli occhi d’Exupèry. L’indomani il suo corpo non venne ritrovato in modo tale che ogni volta che l’autore guardasse le stelle si sentisse vicino al amico dai capelli dorati.

"...E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante..."
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J.T. LeRoy - Sarah - Ingannevole è il cuore più di ogni cosa

Messaggio  novella il Mer Mar 03, 2010 8:53 am

J.T. LeRoy
- Sarah
- Ingannevole è il cuore più di ogni cosa

Pochi scrittori diventano figure di culto fin dal romanzo d’esordio: uno di loro è J.T. LeRoy, che è riuscito a conquistare pubblico e critica riversando i suoi tormentati ricordi infantili ed adolescenziali in Sarah, un giovane autore che ha cominciato a scrivere su consiglio del proprio psicoterapeuta, per esorcizzare un passato di prostituzione, droga, alcool e violenza. Il debutto di J.T. LeRoy è stato talmente sorprendente che molti hanno ritenuto perfino eccessivo il suo talento letterario, al punto da metterne in dubbio l’esistenza (con la complicità della naturale ritrosia del giovin scrittore nei rapporti con i media) e da attribuirne gli scritti alla mano del suo mentore letterario, Dennis Cooper. Il suo secondo romanzo Ingannevole è il cuore più di ogni cosa – calzante titolo d’ispirazione biblica – ha però confermato l’istintiva vena letteraria dell’autore di Sarah, di cui il regista Gus Van Sant va approntando la relativa traslazione sul grande schermo. La formula dell’opera seconda di J.T. LeRoy è la stessa di Sarah, la struttura più affinata sotto il versante narrativo – non il ‘classico’ romanzo di formazione ma un romanzo ad episodi –, ed è cambiato il punto di vista principale, dato che questa odissea americana on the road è raccontata attraverso lo sguardo ingenuo e trasognato di un bambino. La storia è pura fiction, come ha precisato lo stesso autore, ma presenta numerosi punti di contatto con l’autobiografia di J.T. LeRoy: il piccolo Jeremiah, quattro anni, impara a (ri)conoscere la sua diciottenne madre biologica, Sarah, attraverso il folle sorriso di un pupazzo di Bugs Bunny. Sarah ha ottenuto la tutela del figlio ed è venuta a strapparlo alla coppia che finora l’ha amorevolmente allevato: per il piccolo protagonista comincerà così un allucinante viaggio tra le marginalità dell’America, dietro una madre ancora adolescente che passa dalle braccia di un boy friend all’altro e che per tirare avanti si prostituisce: un’esistenza randagia e desolante tra parcheggi per camionisti, roulottes che cadono a pezzi, balordi che si fabbricano la droga in cantina e notti desertiche illuminate dal bagliore delle stelle. Ingannevole è il cuore più di ogni cosa sorprende per la felicità simbolica che traspare pagina dopo pagina, dal noto coniglio della Warner Bros fino al carbone avvelenato, tra lacrime di pietra, mutandine con i pizzi, rossetti, babydoll, sangue, tampax capaci di assorbire il male, bambole e candeggina in grado di lavare i peccati. Il piccolo Jeremiah segue Sarah attraverso un lungo viatico di violenze fisiche e psicologiche, costretto a travestirsi da bambina per essere meglio accettato dall’ennesimo sfruttatore della madre, sempre pronta ad abbandonarlo per lo spostato di turno, o parcheggiarlo nella famiglia rigidamente ortodossa che l’ha ripudiata, tra le mani di un nonno predicatore che pratica la disciplina del dolore applicando alla lettera il messaggio biblico. L’insostenibile capacità di J.T. LeRoy di aprire squarci d'immenso con naturalezza, dando forma ed anima ai lati più oscuri dell’umanità, gli ha procurato uno stuolo di ammiratori eccellenti che per certi versi l’hanno adottato: LeRoy, tanto per usare un adagio da spot, piace alla gente che piace, tra cui l’inossidabile Tom Waits, Bono Vox degli U2, la cantautrice Suzanne Vega, Shirley Manson dei Garbage (che gli ha dedicato il brano Cherry Lips) ed ovviamente il regista di Will Hunting - Genio ribelle – il cui nome compare, con la madre Sarah, il dottor Terrance Owens, il nume letterario Dennis Cooper e la sceneggiatrice del film Patti Sullivan, tra i dedicatari di Ingannevole è il cuore più di ogni cosa –.
(recensione di Paolo Boschi)


Ultima modifica di novella il Mer Mar 03, 2010 9:03 am, modificato 1 volta
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jeanette winterson - scritto sul corpo

Messaggio  novella il Mer Mar 03, 2010 9:02 am

Jeanette Winterson - "Scritto sul corpo"

“Il dolore finisce, ci saranno altre persone, ma il vuoto non viene mai colmato. Come potrebbe? L’unicità di qualcuno che è stato così importante che lo rimpiangiamo non viene annullata dalla morte. Il buco che ho nel cuore ha la tua forma, e nessun altro può colmarlo del tutto”.

Amore e morte, dolore e passione. Se l’amore perfetto esiste non può essere diverso da quello raccontato da Jeanette Winterson in “Scritto sul corpo”.

C’è una porta, ed è quella che conduce all’anima del protagonista, ed è socchiusa, così da permettere al lettore di sbirciare. Ad un certo punto la porta si spalanca per poi improvvisamente richiudersi alle sue spalle e, a quel punto, è troppo tardi per tornare indietro.

Le parole dell’autrice sono intense, profonde, viscerali; la passione che descrive è assoluta, al limite del patologico e, nello stesso tempo, perfettamente razionale, analitica, sentita e studiata nei minimi dettagli in quella che è una contraddizione solo apparente.

Il tono della narrazione è sempre in movimento come in movimento sono i toni che accompagnano i pensieri di ciascuno di noi e i diversi momenti della nostra vita; a volte sfacciati, a volte comici, a volte arrabbiati e tristi; al centro della narrazione c’è l’amore, quello carnale, l’amore che vive per il corpo e contro di esso, pronto ad adorarlo e ad assaporarne gli odori ed il gusto fin quasi a cibarsene. Ed è proprio il corpo il vero protagonista di questa storia, a tratti sconfinato ed eterno, con le sue foreste e le sue lande; a tratti permeato della sua dolorosa ed inevitabile caducità, troppo difficile da comprendere ed accettare; il corpo come macchina bellissima e imperfetta, capace di suscitare sensazioni e riflessioni, capace di far vivere, muovere, danzare, morire.

“Scritto sul corpo” è uno dei libri più commoventi ed emozionanti che abbia mai letto; impossibile staccarsi da queste pagine, impossibile dimenticare Louise con i suoi capelli rosso Tiziano.

Senza dubbio il lavoro migliore di Jeanette Winterson.

(Recensione di Raffaella Santulli)

ESTRATTO:
Accendi la musica. Balliamo insieme, in un abbraccio serrato, come una coppia di omosessuali anni Cinquanta. Se qualcuno bussa alla porta non risponderemo. Se risponderemo diremo: è la mia segretaria. Sentiamo solo la musica, oleosa come un tubo di crema che ci unge mentre rotoliamo sul pavimento. L'ho aspettata tutta la settimana. Tutta la settimana è stata scandita da orologi e calendari. Temevo che avrebbe citofonato giovedì per dire che non poteva venire, come talvolta succede, anche se stiamo insieme solo un weekend su cinque e solo qualche ora rubata dopo l'ufficio.
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