FARMACI NEGATI A 100.000 MILA PAZIENTI REUMATICI

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FARMACI NEGATI A 100.000 MILA PAZIENTI REUMATICI

Messaggio  enrico il Mar Lug 16, 2013 2:01 pm


News Malattie reumatiche, farmaci negati a 100.000 pazienti
Martedì 09 Luglio 2013
A causa della rigidità e del dolore, le malattie reumatiche croniche sono oggi la prima causa di assenze dal lavoro e la seconda causa di invalidità in Italia, con un costo sociale pari a 1,7 miliardi di euro ogni anno. Ma ai farmaci biologici, terapie estremamente efficaci, ha accesso solo un terzo dei pazienti.

L'allarme arriva dal convegno “L'appropriatezza prescrittiva dei farmaci biologici quale strumento di risparmio per la collettività”, tenutosi a Roma nelle scorse settimane.

In Italia sono circa 700.000 i pazienti affetti da malattie reumatiche croniche. Si tratta di patologie come l'artrite reumatoide, l'artrite psoriasica e la spondilite anchilosante, per le quali spesso la migliore terapia oggi disponibile è rappresentata dai farmaci biologici, in grado di neutralizzare le cellule coinvolte nel processo infiammatorio e di ridurre o fermare la progressione. E tuttavia il nostro paese è il fanalino di coda tra i paesi industrializzati dell'Unione Europea. Secondo gli esperti riuniti nella capitale infatti, degli oltre 150.000 pazienti che dovrebbero ricevere i farmaci stando alle più recenti Linee Guida nazionali, sono in realtà solo in 50.000 ad avervi effettivamente accesso.

“L’introduzione di questi farmaci ha rappresentato una vera rivoluzione per i malati reumatici”, spiega Giovanni Minisola, primario della Divisione di Reumatologia dell’Ospedale “San Camillo” di Roma. “Sono terapie costose, perché un anno di trattamento con biologici costa circa 10.000 euro a paziente. Tuttavia, erogandole agli ulteriori 100.000 italiani che ne avrebbero bisogno, e che attualmente ne sono esclusi, si abbatterebbero i costi indiretti pari a 1,7 miliardi di euro, con un risparmio di un miliardo di euro all’anno”.

Le malattie reumatiche d'altronde colpiscono in prevalenza pazienti tra i 45 e i 65 anni, nel pieno quindi della loro vita lavorativa. E infatti queste patologie sono responsabili della metà delle assenze superiori ai tre giorni, del 60% dei casi di inabilità al lavoro e del 27% delle pensioni di invalidità erogate dallo Stato.

Per i pazienti che non rispondono alle terapie tradizionali, i biologici rappresentano un'opportunità importante per condurre una vita normale: già a distanza di un anno dall’inizio della terapia infatti, sono in grado di diminuire la disabilità grave, e di ridurre in media di 10 ore a settimana le assenze dal lavoro. “Purtroppo, oggi in Italia c’è una scarsa attenzione nei confronti dei problemi che le malattie reumatiche creano, mentre è eccessiva e poco oculata l’attenzione dedicata ai costi dei farmaci”, conclude Minisola. “Potremmo risparmiare, se avessimo la lungimiranza di curare con i farmaci biologici tutti coloro che ne hanno bisogno: costa di meno trattare questi pazienti che affrontare le perdite dovute al calo di produttività connesso a malattie curate in modo tardivo e inappropriato”.


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