Spondilite anchilosante, troppo spesso confusa con il mal di schiena

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Spondilite anchilosante, troppo spesso confusa con il mal di schiena

Messaggio  mella il Sab Nov 06, 2010 5:59 pm

Malattia reumatica poco nota che colpisce maggiormente il sesso maschile, in genere fra i 18 e i 30 anni




(Laura Ronchi) MILANO - Anche il mondo del calcio coinvolto nella campagna europea di sensibilizzazione sulla spondilite anchilosante, una malattia reumatica poco conosciuta dai più e che colpisce principalmente la colonna vertebrale. La malattia, il cui esordio avviene in genere fra i 18 e i 30 anni, colpisce più frequentemente il sesso maschile (il rapporto fra i due sessi è di 5 a 1) e inizialmente viene spesso confusa con un banale mal di schiena di origine meccanica. «Poiché si tratta di un ragazzo giovane che pratica attività fisica, è facile che il sintomo sia attribuito dal medico all’attività sportiva e non a una malattia» puntualizza Carlomaurizio Montecucco, presidente della Società italiana di Reumatologia e direttore della cattedra di Reumatologia dell’Università di Pavia.
DIAGNOSI - Ciò si può tradurre in un ritardo della diagnosi anche di diversi anni, cosa che ha assunto un’importanza enorme data l’esistenza di terapie in grado di bloccare l’evoluzione della malattia. È stato proprio partendo da queste considerazioni che, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMR), è stata promossa anche in Italia la campagna "Back in play": attraverso un videogioco disponibile online sul sito It.back-in-play.com, vengono proposte le informazioni essenziali per riconoscere la malattia o per sospettarne la presenza. «Il calcio è considerato uno degli sport più popolari per la sua capacità di attirare un vasto pubblico e una partita online è una maniera divertente di imparare in modo interattivo - afferma Luca Toni, il testimonial italiano della campagna -. Sono convinto che "Back in play" possa aiutare a conoscere meglio una patologia poco nota che può colpire un gran numero di persone, soprattutto gli uomini più giovani». I sintomi della spondilite anchilosante presentano alcune caratteristiche che consentono di distinguerlo dal mal di schiena di origine meccanica. «La lombalgia meccanica ha un esordio acuto, mentre quella infiammatoria esordisce in modo insidioso; inoltre la forma infiammatoria dura più a lungo - spiega Ignazio Olivieri, del Dipartimento di Reumatologia della Regione Basilicata, Ospedale San Carlo di Potenza e Ospedale Madonna delle Grazie di Matera -. Al contrario del paziente con lombalgia meccanica, quello con la forma infiammatoria sta male a riposo e meglio in movimento; inoltre ha dolore notturno e rigidità al mattino quando deve iniziare a muoversi».

IRRIGIDIMENTO - Di fronte a una lombalgia cronica, che duri cioè da oltre 3 mesi, e che presenti queste caratteristiche è importante che chi ne soffre venga indirizzato al reumatologo che potrà proporre gli accertamenti necessari per una diagnosi tempestiva. Se non trattata infatti la malattia provoca un progressivo irrigidimento della colonna vertebrale dovuto al fatto che le vertebre si fondono l’una con l’altra. Se però la terapia viene iniziata prima che compaiano i danni alle vertebre il decorso può essere arrestato. Attualmente il trattamento prevede l’uso in prima battuta di un normale farmaco antinfiammatorio; tuttavia se dopo un mese di cura la situazione non migliora è possibile ricorrere a medicinali più potenti. «Le linee guida indicano di passare a un farmaco biologico che va a bloccare un mediatore dell’infiammazione, il TNFalfa - precisa Olivieri -. Questi farmaci sono efficaci sui sintomi, migliorano la funzione e la qualità di vita e, se dati precocemente, possono arrestare l’evoluzione della malattia». Ecco perché i reumatologi sono tanto preoccupati di promuovere la conoscenza di questa malattia che si stima colpisca una persona su duecento. «Se prima di iniziare il trattamento non ha dei danni funzionali irreversibili e se va in remissione il paziente può fare una vita normale - conferma Montecucco -. Gli anti TNF hanno rappresentato una svolta incredibile in questa malattia perché hanno ridato una vita normale a persone schiacciate dal dolore e immobilità».

Franco Marchetti

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